BIVONA. “Rifiuto la tutela di quarto livello.

BIVONA. “Rifiuto la tutela di quarto livello. La mia famiglia non ha più tutela, se vogliono colpire me, ancora protetto da due carabinieri, colpiscono la  mia famiglia che si ritrova senza protezione. Preferisco fare da esca senza scorta, e morire io, che far ammazzare i miei familiari”.

Parole dure e sofferte, queste, di Ignazio Cutrò, l’imprenditore di Bivona che ha denunciato i mafiosi del mandamento della Montagna, facendoli arrestare e processare. Cutrò è diventato testimone di giustizia ma adesso per lo Stato non corre più alcun pericolo tant’è che gli è stata revocata la scorta.

“La tutela di cui godeva la mia famiglia – dice Cutrò – è stata revocata, dovremo spostarci da soli. Verrà garantita la sola vigilanza generica radio-collegata. La tutela di cui godevo io, di terzo livello con auto blindata è stata diminuita al quarto livello di rischio. Aggiungo che, oltretutto, le telecamere installate presso la mia abitazione e  monitorate dalle forze armate verranno rimosse, in quanto mi è stato chiesto ufficialmente se volevo acquistare l’intero sistema, per permettere la continuità di questo tipo di protezione, ma come ho risposto loro, non posso permettermelo, e quindi saranno rimosse”.

A sostegno di Cutrò, è stata diffusa una lettera a tutti i parlamentari nazionali e regionali della provincia di Agrigento, dal blogger Gaetano Montalbano. “Le dichiarazioni rilasciate dal Prefetto di Agrigento, in merito alla decisione ridurre le misure di protezione per la famiglia Cutrò, non hanno nulla di “tranquillizzante” e non fugano certo i dubbi sui rischi che corre il Testimone di giustizia – scrive Montalbano. Lo dico con tutto il rispetto dovuto alla Istituzione. Le “approfondite valutazioni” che avrebbero portato alla “revisione in un’altra ottica dei meccanismi di protezione” probabilmente saranno state effettuate prima delle intercettazioni dell’ operazione “Montagna”, dalle quali appare evidente che presunti ambienti mafiosi del territorio guardano proprio al momento nel quale lo Stato abbandonerà l’odiato Cutrò. “Omnia cum tempore”. Secondo il blogger “Revocare la scorta ai familiari di Cutrò significa infliggere, allo stesso, sofferenza morale, angoscia e sensi di colpa per una evidente sovraesposizione dei propri congiunti che diventano un obiettivo facile da colpire. Cutrò, infatti – aggiunge Montalbano – a difesa della propria famiglia ha deciso di non utilizzare la scorta e muoversi da solo: “se devono farmela pagare colpiscano me e non la mia famiglia”. Di fatto, quindi, sia Ignazio Cutrò che la sua famiglia, al momento, circolano senza alcuna scorta.

“Ecce Homo”, quindi. Lo abbiamo consegnato. Noi tutti. Chi con le azioni, chi con i silenzi. E’ questo il trattamento che merita, dallo Stato, un uomo che ha denunciato in modo chiaro e netto la presenza mafiosa nel proprio territorio, che ha saputo offrire alla giustizia un contributo concreto ed avuto il coraggio di rompere il muro di omertà, in un contesto locale ad alto rischio con una presenza mafiosa che mai aveva subito l’onta della denuncia? E’ l’interrogativo rivolto ai parlamentari. Un uomo che ha deciso, nonostante i gravi rischi, di rimanere nel proprio territorio dimostrando così che la scelta di legalità non arretra e, al contrario, si radica in quegli stessi territori dominati dalla presenza mafiosa, facendo così in modo che siano piuttosto gli stessi boss mafiosi a sentirsi estranei al loro contesto abituale affaristico, politico e familistico. Ignazio Cutrò è stato anche una guida per l’associazione “Testimoni di giustizia” ed insieme ad altri coraggiosi testimoni si è fatto carico di capire i limiti legislativi della normativa vigente ed ha sollecitato, anche energicamente, le istituzioni ad intervenire con un programma di riforme adeguato per superarne i limiti. Tutelare adeguatamente Cutrò significa tutelare con forza il nostro territorio e la libertà di fare imprese in provincia di Agrigento e in tutta la Sicilia. Liberi dai soprusi mafiosi. Invito, quindi, tutti i parlamentari regionali e nazionali dell’agrigentino ad esercitare una forte “moral suasion” affinchè quella della famiglia Cutrò e di tutti coloro che, come me, lo stanno sostenendo non rimanga una “vox clamantis in deserto” e le Istituzioni competenti, invece, adottino urgentemente i provvedimenti necessari a garantire la sicurezza e la serenità ad una famiglia coraggiosa, per bene e da sempre leale con lo Stato”.

Ultima modifica: 15 aprile 2018